Dintorni ed escursioni consigliate
 
Da Capo Vaticano potrete agevolmente raggiungere moltissime località di grande interesse turistico.
Le più importanti sono sicuramente Tropea e Pizzo, ma vi sono altre destinazioni degne di nota, quali ad esempio le grotte del periodo preistorico situate nel comune di Zungri o Serra San Bruno, con la sua "Certosa dei Santi Stefano e Bruno" e le sue numerose bellezze naturali, protette dal "Parco naturale regionale delle Serre".
Da qui è inoltre possibile, tramite diverse compagnie, effettuare escursioni in motonave nelle vicine Isole Eolie, un vero paradiso per gli amanti del mare.
 
 Capo Vaticano
 
Capo Vaticano è un'estesa località balneare del comune di Ricadi (VV). Il promontorio che ne assume il nome raggiunge l'altezza massima di 124 metri ed è fatto di rocce granitiche bianco-grige, studiato in tutto il mondo per le loro particolarità geologiche.
Di notevole importanza è la presenza della felce gigante, della palma nana sullo scoglio "Il Palombaro", nonché l'esistenza di sedimenti marini del Quaternario, che fanno di Capo Vaticano una meta obbligata di molti studiosi di Paleontologia. La particolare morfologia dei luoghi, con valli e profonde incisioni fluviali su un territorio dal tipico terrazzamento a gradoni, permette di raggiungere agevolmente gli strati fossiliferi del Miocene. T utta la zona è famosa per l’abbondanza di Clipeastri, antichi echinidi dalla caratteristica forma piramidale oggi estinti.
Il promontorio di Capo Vaticano è situato sulla "Costa degli Dei" sul litorale tirrenico calabrese, di fronte allo Stromboli e alle Isole Eolie, separa il golfo di Sant'Eufemia e quello di Gioia Tauro, e comprende la zona costiera dalla baia del Tono fino alla baia di Santa Maria e alle ultime propaggini del Monte Poro. Sul promontorio è installato dal 1870 un faro dalla Torre cilindrica, su fabbricato a un piano con tetto a terrazza.
 
 
Il famoso scrittore veneto Giuseppe Berto, dopo aver girato l'Italia decise di rimanere a vivere qui, scrivendo in alcuni dei suoi libri «Il tratto di costache culmina in Capo Vaticano è pieno di storia e bellezza. Si potrebbe chiamare Costabella con un pizzico di rimpianto e nostalgia».
In un'altra opera, Berto scrive: «Penso che Capo Vaticano si chiami Vaticano per la stessa ragione per cui un colle di Roma si chiama alla stessa maniera: sacerdoti e indovini vi andavano a scrutare il fututo basandosi sul volo degli uccelli ed altre cose. Duecento metri al largo della punta c'è uno scoglio chiamato Mantineo, e in greco "manteuo" significa comunicare con la volontà divina. Il capo era un posto sacro, e lo è ancora, nonostante tutto».
 
 
 Capo Vaticano è conosciuto anche come migliore territorio al mondo che produce la cipolla rossa, detta anche cipolla rossa di Tropea, dal gusto particolarmente dolce. Grazie infatti alle sostanze contenute nel terreno "solo quella coltivata a Capo Vaticano risulta dolce" ed è ricercatissima nel mercato nazionale ed internazionale. Inoltre le suggestive spiagge e il mare cristallino con fondali ricchi di fauna ittica, rendono Capo Vaticano meta obbligata per sub e turisti italiani e stranieri, primi fra tutti i tedeschi, attratti anche da un entroterra che offre prodotti tipici come: la 'Nduja di Spilinga e il Pecorino del Poro.
 
Fonte: Wikipedia, voce su "Capo Vaticano"
 
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
 
Tropea
 
Tropea è un comune italiano di 6.639 abitanti della provincia di Vibo Valentia in Calabria, tra i più piccoli Comuni d'Italia per superficie territoriale, con soli 3,59 kmq di estensione.
La sua morfologia è molto particolare, si divide infatti in due parti: la parte superiore, dove si trova la maggior parte degli abitanti e dove si svolge quindi la vita quotidiana del paese e una parte inferiore chiamata "La marina" che si trova a ridosso del mare e del porto di Tropea. La città, la parte superiore, si presenta costruita su una roccia a picco sul mare ad un'altezza di circa 50 metri, dal livello del mare, nel punto più basso e di 61 metri nel punto più alto.
La storia di Tropea inizia in epoca romana quando lungo la costa Sesto Pompeo sconfisse Cesare Ottaviano. A sud di Tropea i Romani avevano costruito un porto commerciale, vicino S.Domenica, a Formicoli (cioè corruzione di Foro di Ercole), di cui parlano Plinio e Strabone.
Si vuole che il fondatore sia stato Ercole che, di ritorno dalla Spagna (Colonne d'Ercole), si fermò sulla Costa degli Dei e secondo questa leggenda, Tropea divenne uno dei Porti di Ercole.
Per la sua caratteristica posizione di terrazzo sul mare, Tropea ebbe un ruolo importante, sia in epoca romana sia sotto i Normanni e gli Aragonesi. Nelle zone limitrofe sono state invece rinvenute tombe di origine magno-greca.
Nota località balneare sul mar Tirreno a sud-ovest di Vibo Valentia ed a nord di Capo Vaticano, ha un monastero di Francescani di notevole importanza e la Cattedrale Normanna del 1100. Di notevole interesse il centro storico, con i palazzi nobiliari del '700 e dell''800 arroccati sulla rupe a strapiombo con la spiaggia sottostante. Interessanti sono i "portali" dei palazzi che rappresentavano le famiglie nobiliari; alcuni sono dotate di grosse cisterne scavate nella roccia, che servivano per accumulare il grano proveniente dal Monte Poro, e successivamente veniva caricato tramite condotte di terracotta sulle navi che erano ormeggiate sotto la rupe di Tropea.
Da visitare inoltre il museo privato degli antichi mestieri di Calabria e delle macchine automatiche.
 
Festività:
 
Il 21 marzo, in onore di San Giuseppe, viene celebrata un festa tradizionale con un pranzo offerto ai devoti, due processioni tra le Sante Messe, gruppi musicali durante la serata e fuochi artificiali.
 
 Il 23 marzo di ogni anno nella "Contrada dell'Annunziata" si svolge una grande fiera, che si snoda per le vie di Tropea, visitata da migliaia di persone, provenienti da tutto il Vibonese. I commercianti ambulanti provenienti da tutta la Calabria e anche da fuori Regione, espongono di tutto, dagli articoli introvabili e stravaganti, agli animali, ai prodotti tipici. Un tempo era la fiera del bestiame di ogni specie che si svolgeva nelle vicinanze della Chiesa dell’Annunziata.
 
 Il Venerdì Santo, all'imbrunire, una suggestiva processione attraversa le vie della città. Apre la processione un grande stendardo brunito, seguito dalle varie confraternite con il cappuccio abbassato sul viso. Un uomo scalzo e con una corona di spine in testa innalza una grande croce nera. Dietro di lui un'artistica e antica bara, dalle pareti di cristallo, su cui giace un Cristo morto. Dietro ancora, la statua della Madonna Addolorata che cerca di raggiungere il Figlio. Le donne seguono la Statua della Madonna cantando le "lamentazioni", cantici e antiche nenie.
 
 Il 3 maggio si festeggia I tri da cruci. Questa festa commemora l'Invenzione della Santa Croce, giustificata dal fatto che, un tempo, all'inizio di via Umberto I, sorgeva un tempietto con tre Croci. A fine serata la sagoma di un cammello, imbottito di fuochi d'artificio, balla al ritmo frenetico della caricatumbula. La Pro Loco Tropea, assieme ad un comitato appositamente costituito, si occupa dell'organizzazione dell'evento - che riprende i giochi tipici dei festeggiamenti popolari, come la gara dei sacchi, quelle della pasta abbruscenti o delle pignatte - per rendere la festa sempre più bella.
 
 Nel mese di dicembre la Pro loco organizza, spesso, una rappresentazione del presepe vivente con attori che interpretano gli antichi mestieri. La rappresentazione è resa più realistica dalle scenografie e dalla presenza di animali in carne ed ossa. Le vie del centro sono animate dalla presenza di luminarie ed ogni mattina è allietata dal tradizionale suono della zampogna.
 
 Eventi:
 
In luglio si svolge la Sagra del pesce azzurro e della cipolla rossa di Tropea. La sagra festeggia la celebre cipolla rossa e la cucina tradizionale del luogo, che da sempre non può fare a meno del pesce azzurro e della cipolla rossa di Tropea (a cui è stato attribuito il marchio di qualità). La sagra viene organizzata su iniziativa dell'Associazione Turistica Pro Loco Tropea.
 
 Nel mese di agosto si svolge la manifestazione cinematografica Tropea Film Festival, promossa dall’Associazione Culturale Tropeana. L’evento si tiene nel Teatro del Porto di Tropea, una stupenda struttura dove d'estate si svolgono importanti manifestazioni culturali, situata all'interno del porto turistico ed è quasi completamente circondata dal mare.
Mentre nel mese di settembre nell'incantevole centro storico di Tropea, si svolge il Tropea Blues Festival, un Festival di musica Blues che per una settimana vede esibirsi decine di gruppi musicali provenienti da tutto il mondo. Il format dell'evento è caratterizzato dall'esibizione quasi in contemporanea, tra le vie della città vecchia, di numerose bands di fama nazionale ed internazionale, le quali, grazie all'interattività con il pubblico, riescono a ricreare la magica atmosfera della città natale di questo genere musicale: New Orleans.
 
 Importante è anche l'esportazione della cipolla rossa, famosa in tutto il mondo per la sua dolcezza rispetto alla bianca. Le coltivazioni di quest'ultima sono, però, in prevalenza nei comuni di Ricadi e Parghelia, essendo il territorio del comune di Tropea uno dei più piccoli in Italia.Tropea è dotata di un porto turistico di recente costruzione, da dove è possibile raggiungere le vicine Isole Eolie in particolare il vulcano Stromboli, quasi sempre visibile dalla costa calabrese tirrenica meridionale.
 
 
Fonte: Wikipedia, voce su "Tropea"
 
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
 
 
Pizzo
 
Pizzo (anche nota come Pizzo Calabro, u Pìzzu in calabrese), è un comune italianodella provincia di Vibo Valentia in Calabria.È famosa per la produzione del tartufo e per la qualità gelatiera in generale, tant'è che Pizzo è definita come città del gelato.
Pizzo è un borgo sulla costa, arroccato su di un promontorio al centro del Golfo di Sant'Eufemia. Il suo territorio comprende una costa frastagliata, contraddistinta da spiagge sabbiose in alcuni tratti e da scogli in altri. Sulla costa Nord Est, dalla pineta Mediterranea fino alla foce del Fiume Angitola si estendono quasi 9 km di ampie spiagge sabbiose. Appena dopo il fiume si alza la montagna di Vibo, che fa da cortina al territorio, che ha il suo confine con Maierato e Vibo Valentia in alto, sul crinale delle colline. Più a Sud, dove si innalza il masso tufaceo su cui nasce e si sviluppa Pizzo, la costa diventa rocciosa con numerose calette e zone ricche di scogli naturali, nonché diverse grotte, fra cui la Grotta Azzurra, riaperta negli ultimi anni, dopo vari interventi per la protezione dal moto ondoso.
Nella zona centrale troviamo la spiaggia della Seggiola, piccolo fiordo al centro del masso tufaceo su cui è arroccato l'abitato su cui domina il Castello Aragonese eretto nella seconda metà del XV secolo da Ferdinando I d'Aragona e la Marina, graziosa località balneare nonché ritrovo notturno.
Come per molte altre località calabresi, nei secoli scorsi è stata cercata una origine nell'antica Magna Grecia, con qualche eroe eponimo. Così oggi alcuni ripetono che Pizzo è stata fondata da Nepeto ai tempi dell'antica Grecia. Ma non c'è nessuna evidenza di ciò, anche se localmente qualcuno usa per motivi commerciali la dizione "napizia", e la voce "napitini per gli abitanti. Ci sono notizie certe dell'esistenza di un forte e di un borgo solo a partire dal 1300, e dell'esistenza della comunità di monaci Basiliani, mentre restano tracce nel territorio di un'antica attività di pesca, specialmente al tonno. Il nome Pizzo ( = becco d'uccello, punto sporgente) si attaglia perfettamente al promontorio tufaceo che sporge sul mare, elevandosi dalla foce del fiume Angitola, fino alla spiaggia della Marina, dove fu collocato nel XV secolo anche il piccolo forte Aragonese, detto oggi Castello Murat, per i tragici eventi del 13 ottobre 1815.
La posizione forte, e il castello favorirono la crescita del borgo marinaro, anche per la fortunata attività di pesca del tonno. Per secoli, i tonni, nel mese di maggio giugno, raggiungevano a milioni le spiagge del golfo di S. Eufemia, e ivi sorsero le famose tonnare di Bivona, e di Pizzo. Proprio a fianco della Chiesa della Piedigrotta, nella spiaggia denominata Prangi, nella zona detta Centofontane, per l'esistenza ancora attuale di moltissime fonti di acqua dolce, il rais ed i suoi uomini collocavano, fino agli anni settanta la tonnara che veniva tenuta da cavi che partivano dalle rocce a terra, sotto l'attuale Chiesa di S. Francesco di Paola. Nelle rocce a mare ci sono le tracce di questa attività. È crollato l'arco di pietra che teneva il cavo, ma si notano piscine, scale, scavi, vaschette, irrorati dalle fonti di acqua dolce oggi poco copiose, dove probabilmente si lavavano i tonni. Nel mare appaiono sommersi oggi cinque lunghi moli perpendicolari, in località Prangi /CentoFontane / grotta del Bue.
Nella zona Piedigrotta /Prangi sono quasi crollate le grotte del Bue (si pensa che ci fosse ancora in epoca ottocentesca la foca monaca, detta bue marino), e del Saraceno /Centofontane. La grotta del Saraceno, immensa, oggi pericolante è oggetto di una tradizione secondo cui per anni fosse usata dai pirati saraceni e barbareschi, come deposito delle prede e delle persone catturate nelle incursioni nei paesi dell'interno. Ciò è possibile considerando che quella zona del litorale è rimasta spopolata per secoli proprio a causa dell'incessante azione banditesca di pirati di diversa origine, impegnati nella cattura del bestiame umano (schiavi), forza motrice dell'antichità. Pizzo era famosa in epoca borbonica come località di arrivo della nave postale da Napoli, anche se non aveva un porto vero e proprio, e come posto di provenienza di pesci prelibati, in primis il tonno, fresco o sott'olio. I re Borboni spessosi facevano venire il tonno ed altri pesci, per cui Pizzo andava famosa.
I Borboni fecero qualche intervento per Pizzo, e c'è traccia del viaggio del 1854 del Re Ferdinando II, che venne in Calabria con l'esercito napoletano in esercitazione armata, e con il figlio Francesco (da lui chiamato Ciccillo). Una notte il Re era rimasto impantanato alla foce del fiume Angitola, ed i Pizzitani gli offrirono ospitalità, in case signorili, ma il re volle accettare l'ospitalità del convento di San Francesco di Paola, cui era devotissimo. Si tramanda che il convento era assolutamente impreparato a ricevere il re, e che nemmeno l'acqua avessero. Sul corso c'è la targa che ricorda l'evento. Il castello testimonia la presenza degli aragonesi nel XV secolo.
Proprio in questo luogo, il castello Aragonese, fu tenuto prigioniero e in seguito condannato a morte Gioacchino Murat, re di Napoli e cognato di Napoleone Bonaparte. Venne fucilato il 13 ottobre 1815, dopo alcuni giorni di prigionia e un processo fatto nella sala principale del castello e fu poi sepolto nella chiesa di San Giorgio. Oggi il castello aragonese di Pizzo viene denominato Castello Murat. All'interno del Castello c'è il museo provinciale murattiano.
Come per molte altre località calabresi, nei secoli scorsi è stata cercata una origine nell'antica Magna Grecia, con qualche eroe eponimo. Così oggi alcuni ripetono che Pizzo è stata fondata da Nepeto ai tempi dell'antica Grecia. Ma non c'è nessuna evidenza di ciò, anche se localmente qualcuno usa per motivi commerciali la dizione "napizia", e la voce "napitini per gli abitanti. Ci sono notizie certe dell'esistenza di un forte e di un borgo solo a partire dal 1300, e dell'esistenza della comunità di monaci Basiliani, mentre restano tracce nel territorio di un'antica attività di pesca, specialmente al tonno. Il nome Pizzo ( = becco d'uccello, punto sporgente) si attaglia perfettamente al promontorio tufaceo che sporge sul mare, elevandosi dalla foce del fiume Angitola, fino alla spiaggia della Marina, dove fu collocato nel XV secolo anche il piccolo forte Aragonese, detto oggi Castello Murat, per i tragici eventi del 13 ottobre 1815.
La posizione forte, e il castello favorirono la crescita del borgo marinaro, anche per la fortunata attività di pesca del tonno. Per secoli, i tonni, nel mese di maggio giugno, raggiungevano a milioni le spiagge del golfo di S. Eufemia, e ivi sorsero le famose tonnare di Bivona, e di Pizzo. Proprio a fianco della Chiesa della Piedigrotta, nella spiaggia denominata Prangi, nella zona detta Centofontane, per l'esistenza ancora attuale di moltissime fonti di acqua dolce, il rais ed i suoi uomini collocavano, fino agli anni settanta la tonnara che veniva tenuta da cavi che partivano dalle rocce a terra, sotto l'attuale Chiesa di S. Francesco di Paola. Nelle rocce a mare ci sono le tracce di questa attività. È crollato l'arco di pietra che teneva il cavo, ma si notano piscine, scale, scavi, vaschette, irrorati dalle fonti di acqua dolce oggi poco copiose, dove probabilmente si lavavano i tonni. Nel mare appaiono sommersi oggi cinque lunghi moli perpendicolari, in località Prangi /CentoFontane / grotta del Bue.
Nella zona Piedigrotta /Prangi sono quasi crollate le grotte del Bue (si pensa che ci fosse ancora in epoca ottocentesca la foca monaca, detta bue marino), e del Saraceno /Centofontane. La grotta del Saraceno, immensa, oggi pericolante è oggetto di una tradizione secondo cui per anni fosse usata dai pirati saraceni e barbareschi, come deposito delle prede e delle persone catturate nelle incursioni nei paesi dell'interno. Ciò è possibile considerando che quella zona del litorale è rimasta spopolata per secoli proprio a causa dell'incessante azione banditesca di pirati di diversa origine, impegnati nella cattura del bestiame umano (schiavi), forza motrice dell'antichità. Pizzo era famosa in epoca borbonica come località di arrivo della nave postale da Napoli, anche se non aveva un porto vero e proprio, e come posto di provenienza di pesci prelibati, in primis il tonno, fresco o sott'olio. I re Borboni spessosi facevano venire il tonno ed altri pesci, per cui Pizzo andava famosa.
I Borboni fecero qualche intervento per Pizzo, e c'è traccia del viaggio del 1854 del Re Ferdinando II, che venne in Calabria con l'esercito napoletano in esercitazione armata, e con il figlio Francesco (da lui chiamato Ciccillo). Una notte il Re era rimasto impantanato alla foce del fiume Angitola, ed i Pizzitani gli offrirono ospitalità, in case signorili, ma il re volle accettare l'ospitalità del convento di San Francesco di Paola, cui era devotissimo. Si tramanda che il convento era assolutamente impreparato a ricevere il re, e che nemmeno l'acqua avessero. Sul corso c'è la targa che ricorda l'evento. Il castello testimonia la presenza degli aragonesi nel XV secolo.
Proprio in questo luogo, il castello Aragonese, fu tenuto prigioniero e in seguito condannato a morte Gioacchino Murat, re di Napoli e cognato di Napoleone Bonaparte. Venne fucilato il 13 ottobre 1815, dopo alcuni giorni di prigionia e un processo fatto nella sala principale del castello e fu poi sepolto nella chiesa di San Giorgio. Oggi il castello aragonese di Pizzo viene denominato Castello Murat. All'interno del Castello c'è il museo provinciale murattiano.
 
Chiese:
 
 Chiesa Matrice di San Giorgio, che si trova al centro del paese. È la chiesa principale, un edificio barocco eretto nel 1632 con un portale in marmo, opera dello scultore Fontana, e una statua raffigurante Cristo del Gian Lorenzo Bernini, quivi si trova la tomba di Gioacchino Murat.
 
 Chiesa dei SS. Ferdinando e Immacolata (detta della "Marina"), risalente al XVIII secolo. Sorge sulle rovine del Convento dei Padri Agostiniani distrutto dal terremoto del 1783.
Chiesa di San Sebastiano, (Sec. XVI) sede dal 1729 con la creazione dell'Arciconfraternita del nome di SS. Maria. All'interno è possibile ammirare stucchi, statue lignee, decorazioni e ori ed altre opere di artisti calabresi come Zimatore, Morani, Murmura, Grillo, Carioti. Interessanti gli stalli in noce intagliati del XVIII secolo.
 
 Chiesa del Purgatorio, del 1651, è anche detta "dei Morti" per via della cripta, che ospita una fossa sotterranea di tumulazione caratterizzata da numerose nicchie a parete che ospitano scheletri seduti o verticali, mantenuti da un gancio.
 
 Chiesa di Piedigrotta scavata nella roccia arenaria da naufraghi napoletani alla fine del Seicento per ringraziare Dio della vita salva. All'inizio del Novecento Angelo e Alfonso Barone ornarono la grotta con statue della roccia stessa raffiguranti personaggi delle sacre scritture.
 
 Chiesa della Madonna del Carmine (1579).
 
 Chiesa dell'Immacolata (1630).
 
 Di rilievo il convento dei padri minimi di San Francesco di Paola, risalente al 1579, come la corrispondente chiesa, ricostruita dopo il terremoto del 1908.
 
 
Palazzi nobiliari:
 
Il castello in cui fu prigioniero Gioacchino Murat adibito a museo, eretto nel 1492 da Ferdinando I di Aragona. È una costruzione quadrangolare da un lato a picco sul mare e dall'altro circondata da un profondo fossato. Al suo interno è custodito un residuo di una scultura di Antonio Canova (l'originale fu distrutta durante il passaggio di Giuseppe Garibaldi, ne è rimasta intatta solo una parte rappresentante un elmo). Si accedeva all'interno tramite un ponte levatoio costruito in mezzo a due torrioni, che è stato ora sostituito da un ponte tradizionale in pietra calcarea. Il castello è dedicato a Murat, che qui venne fucilato il 13 ottobre del 1815. All'interno dell'edificio vi sono alcune ricostruzioni storiche e testimonianze di quei tragici avvenimenti.
 
 Palazzo Musolino
 
 Palazzo Alcalá
 
 Palazzo Mattei
 
 Palazzo Camarda
 
 Palazzo Tranquillo
 
 Palazzo Castiglione Morelli
 
 Villa Castiglione Morelli
 
 Villa Cordopatri
 
 Specialità gastronomiche
 
Le specialità gastronomiche di Pizzo sono:
Il tonno sott'olio;
I gelati ed i semifreddi;
I "surici".
 
Il tonno sott'olio è prodotto da varie industrie locali che trasformano in pregiati prodotti di eccellenza il tonno catturato nelle locali tonnare da tempo immemorabile.
Il tartufo di Pizzo e la nocciola imbottita si possono gustare nelle molte e vivaci gelaterie nella piazza del paese. Il tartufo rappresenta un dei fiori all'occhiello della gelateria di Pizzo. I surici, eccellenti pesciolini pescati localmente si possono gustare nei vari ristoranti di Pizzo.
 
Fonte: Wikipedia, voce su "Pizzo"
 
 
 
 
 
 
 

 

Contatti